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L’uscita dalle sabbie mobili del Disturbo Alimentare è condizionata dalla MOTIVAZIONE della paziente…… e soprattutto dall’ abbandono dell’ AMBIVALENZA.Questa è una forza potente che immobilizza, trattiene nel dubbio...La paziente vorrebbe essere aiutata a CAMBIARE, ma il cambiamento vuol dire rinunciare al piacere delle fughe nel cibo (le sue coccole solitarie). E’ frequente incontrare molte persone che sognano di dimagrire seguendo una dieta, di iscriversi in palestra ma solo pochi perseverano oltre le due settimane !!
In questa patologia da soli non si va da nessuna parte ! Si soffre soltanto. Senza l’aiuto di un Dietologo specializzato in Disturbi Alimentari non c’è scampo.
Quando una paziente affetta da Binge Eating afferra e ingurgita una tavoletta di cioccolata si attiva nel cervello la produzione di Dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che dona piacere e benessere. Ne consegue che la psiche vuole ripetere questa esperienza piacevole ed attiva una serie di meccanismi mentali e comportamentali che portano, poco alla volta, alla ricerca spasmodica del cibo incriminato (perché il suo utilizzo dona uno STATO SUB EUFORICO).
Ciò interviene pesantemente nel processo decisionale del soggetto ( “Io non voglio ingrassare, anzi voglio dimagrire : so benissimo cosa NON dovrei fare per raggiungere il mio traguardo!”).
Tuttavia in alcune persone ( spesso con un retroterra malinconico o depresso), a lungo andare, la ricerca e l’utilizzo del cibo stimolatore produce una DIPENDENZA che comporterà per il soggetto l’ ABDICAZIONE del suo RAGIONAMENTO LOGICO.
Poiché la ricerca dell’uomo è la felicità, è difficile rinunciare a qualcosa che dona piacere, sebbene ci sia un prezzo da pagare!
La paziente da sola può ribaltare tutto ciò?
Non credo : se fosse possibile, sarebbe già guarita da un pezzo : senza un terapeuta che abbia esperienza in queste patologie e disponga di un programma collaudato e vincente i sogni non diventeranno mai realtà.